arte | cultura | società

Michelangelo Iossa, il suo nuovo libro “007 Operazione Suono”, John Lennon e altro…

Michelangelo Iossa
(Scrittore e Giornalista)

Da un po’ di tempo (a dire il vero nemmeno tanto poco tempo) per dialogare con qualcuno che abita più distante si usa esclusivamente il telefono. E così ho chiamato Michelangelo Iossa (scrittore, giornalista sul Corriere della Sera e sul Corriere del Mezzogiorno, nonché fra i maggiori esperti dei Beatles in Italia) per discutere con lui del suo libro prossimo alla pubblicazione: “007 Operazione Suono”. Ma quando parlo con Michelangelo è facile “deviare”, navigare… E naviga naviga si giunge quasi sempre a parlare dei Beatles e non solo.

L’articolo è molto ricco di spunti e di notizie, un buon pasto per chi ha un palato curioso. Buona lettura. 


Michelangelo, cominciamo con una domanda neutra e introduttiva. Come stai vivendo questo periodo di semi chiusura del paese? …

Guarda, ho la fortuna di svolgere delle attività, sia quella di docenza che quelle di giornalista e scrittore, che permettono un certo nomadismo digitale. Sostanzialmente mi bastano un pc e una rete internet per lavorare. Nelle settimane scorse ho approfittato di questo periodo per concludere il lavoro di correzione del mio nuovo libro, “007 Operazione Suono”, che dal venti novembre, è già in preordine. Ma a dicembre sarà sugli scaffali di tutta Italia e di altri paesi d’Europa: Inghilterra, Germania, Russia, Repubblica Ceca e Belgio.

Bene. Sono contento di questo. Ma nello specifico cosa tratti in questo libro? …

Si tratta di un lungo viaggio all’interno delle colonne sonore e delle musiche dei film di “007”, che ho analizzato sotto il profilo musicale, musicologico, storico, cinematografico, ma anche aneddotico perché ci sono molte curiosità all’interno del libro. Pensa che conta quasi quattrocento pagine con oltre duecento immagini. Fra l’altro la prefazione è stata scritta da Monty Norman, il compositore che ha ideato il famosissimo tema musicale del film “James Bond”. Ho dovuto poi rivedere e riaggiornare il libro a causa della scomparsa di Sean Connery, perché nella narrazione del libro era ancora vivente. Alla fine, poi, è stato deciso di dedicarlo proprio alla memoria dell’attore, divenuto famoso come primo e indimenticabile interprete del personaggio James Bond.

Una buona parte del tempo, infine, l’ho dedicato alla correzione delle tesi redatte da alcuni miei studenti. Senza dimenticare poi la mia attività di giornalista svolta sulle pagine dedicate alla cultura sia del Corriere della Sera che del Corriere del Mezzogiorno. E a tal proposito ho portato avanti un’inchiesta giornalistica su una oscenità apparsa presso la galleria Umberto I di Napoli. Si tratta di un balcone abusivo con balaustra in metallo che affaccia addirittura su via San Carlo, proprio davanti al teatro. In seguito si è aperta anche un’indagine lampo presso la Sovrintendenza che ha portato al sequestro del balcone in questione da parte delle forze di polizia.

Sì, da architetto sono sensibile a certe tematiche, soprattutto quando a farne le spese è un monumento importante come la “Galleria Umberto I di Napoli”. Ma ritornando al tuo libro, a quanto pare, sta riscuotendo apprezzamenti anche oltre l’Italia. Avere una prefazione scritta da Monty Norman conferma il tuo peso internazionale quale scrittore, oltre a essere una grande soddisfazione personale… Ti senti emozionato? …

Beh, è un grande prestigio avere la prefazione scritta da un grande compositore inglese di 92 anni, ideatore del tema musicale considerato, dati alla mano, il più famoso del cinema, più di “Guerre Stellari”, più del “Padrino”, per citarne qualcun altro. Mi ha fatto davvero piacere.

Prima ti sei definito un “Nomade digitale”. Ritengo che lavorare usando internet, anche da casa, o da qualsiasi altro posto, sia una grande libertà perché permette di avere più tempo da dedicare anche altro. Pensi che il lavoro dello scrittore, oggi, possa viaggiare in questa direzione, oppure ritieni che siano comunque importanti anche gli incontri reali con chi popola l’industria dell’editoria? …

Certamente sono fortunato per questo. Diceva Confucio: “Scegli un lavoro che ti piace, così sentirai di non aver lavorato nemmeno un giorno della tua vita”. Difatti gli ambiti di cui mi occupo da sempre, la didattica universitaria, il giornalismo, la musica e la scrittura, mi rendono un personaggio difficile da decifrare. Quando mi trovo in situazioni in cui qualcuno mi chiede cosa faccio nella vita, devo inevitabilmente raccontare più cose, però va bene così. Non credo sia un limite etichettare il proprio lavoro con un solo termine, probabilmente, il limite appartiene a chi non comprende che si possa avere un certo eclettismo professionale. Il consiglio che mi sento di dare a chi intende trasformare le proprie passioni in un lavoro è quello di impegnarsi con abnegazione e ordine mentale. Poi è opportuno specializzarsi. Oggi, come dice Nicholas Carr nel suo libro, ci troviamo nel “lato oscuro della rete”. Prima la cultura era di pochi ed erano come dei sommozzatori, riuscivano ad approfondire un argomento scendendo nei fondali, proprio come un sommozzatore. Oggi, invece, ci troviamo in una situazione in cui la cultura è molto diffusa ma siamo tutti come delle “moto d’acqua”, riusciamo a raggiungere distanze lontane ma restando in superficie.

Parliamo di John Lennon. Hai scritto un libro che riguarda l’ex. Beatle e ha avuto un buon successo anche oltre il nostro paese…

Sì, nel 2005, ho scritto un libro che si intitola “Gli ultimi giorni di Lennon”. Sia questo libro che “Love, le canzoni d’amore dei Beatles”, sono stati distribuiti a livello internazionale pur essendo scritti in italiano. Nel caso di Lennon ho avuto la fortuna di presentare il libro, dieci anni dopo la sua pubblicazione, all’Istituto Italiano di Cultura di Praga. Ciò perché a Praga c’è un muro dedicato a John Lennon. Lo hanno costruito spontaneamente gli appassionati, i pacifisti, gli attivisti, ed è definito proprio “Il Muro della Pace”. Ho anche scoperto con piacere e sorpresa che il mio libro “Love, le canzoni d’amore dei Beatles” è studiato come parte speciale di molti insegnamenti universitari. Per esempio a San Francisco, in California, ma anche a Liverpool, e ciò mi fa particolarmente piacere poiché è la città di origine dei quattro Beatles. Insomma ci sono due o tre titoli che hanno messo il naso fuori dall’Italia. Il libro “007 Operazione Suono”, di cui abbiamo parlato prima, ha poi la forza dell’unicità, perché è l’unico al mondo dedicato alle musiche e alle canzoni di 007. Ed è aggiornatissimo, giunge fino al 2021, quindi, in un certo senso, e scherzosamente, posso dire che prevede il futuro.

In merito agli ultimi giorni di Lennon, hai mai pensato di scrivere un libro che affrontasse specificamente l’evento del suo assassinio, magari svolgendo anche un’inchiesta? …

In verità, no. Ritengo che non vi sia questa necessità. E per un motivo molto semplice: c’è un autore molto bravo che già lo ha fatto. Si tratta del giornalista americano Jann Wenner che ha curato tutto il carteggio dell’FBI su John Lennon. Bisogna ricordare che l’FBI già nel 1970 aveva aperto un dossier su Lennon, mettendo tutti i suoi telefoni sotto controllo. E a tal proposito c’è un racconto simpatico che mi ha confermato personalmente Sean Lennon, il secondo figlio di John Lennon. In pratica quando Lennon rispondeva al telefono per un amico, subito dopo aver risposto sentiva il rumore del registratore che si azionava. E lui, con ironia, diceva ogni volta qualcosa del genere: “Un saluto affettuoso a tutti gli amici dell’FBI che in questo momento ci stanno ascoltando”. Riguardo al dossier, ancora oggi, circa una ventina di pagine sono ancora sottoposte a segreto di stato, non da parte dell’FBI ma dai servizi segreti britannici. Non sappiamo cosa ci sia scritto in quelle pagine, però Jann Wenner, nel suo libro d’inchiesta fatto molto bene, analizza alcune strade: quella del folle assassino, David Chapman e quella relativa al coinvolgimento dell’FBI.

Personalmente, quando ho incontrato Sean Lennon, sono stato colpito da quanto mi ha detto: “Io non so se mio padre sia stato ucciso da un folle, o da una persona disturbata indotta dall’FBI o dalla CIA a farlo, ma non posso escluderlo. Perché mio padre era molto amato e seguito e se, per esempio, avesse detto di mettere una bomba sotto la Casa Bianca, lo avrebbero fatto.”

Per quanto mi riguarda, pur non essendo un complottista, non credo molto al folle isolato che decide di uccidere una Star come Lennon, così, senza un motivo logico. Credo che Chapman, il suo assassino, che aveva certamente dei disturbi psichici molto gravi, sia stato orientato da qualche forza. Ma è solo una mia idea che però Jann Wenner non esclude.

Michelangelo, a dispetto della tua giovane età – e non dire che non sei giovane perché hai la mia stessa età e quindi lo siamo entrambi – oltre ad avere una vasta cultura, hai una profonda capacità di analizzare psicologicamente la società. Pensi che sia la tua attività da scrittore ad averti dato uno sguardo attento sul mondo, oppure si tratta di una tua innata sensibilità? …

Ti ringrazio per avermi definito un giovane. Per rispondere alla tua domanda penso che oltre ad una sensibilità innata, come tu la chiami, ci sono due o tre elementi acquisiti durante le attività che svolgo che mi hanno permesso di osservare tante cose differenti. Per esempio la didattica presso l’università, il giornalismo e la musica, mi permettono di vedere il mondo da un punto di vista privilegiato, che può essere un palco, una cattedra, un taccuino. A volte lo guardo con disincanto, il mondo, altre volte con gli strumenti della ricerca. Quindi, cerco sempre di fondere tutto insieme. Quando osservo un accadimento, oltre ai fatti in sé, vedo le possibili connessioni che stanno intorno a quell’accadimento. Non so se questo sia una deformazione o una malformazione, mi sento di dire ironicamente.

Proprio per questa capacità di connettere gli eventi, hai mai pensato di scrivere un libro che non sia storico, che non racconti dei fatti reali, ad esempio un articolato e avvincente romanzo? …

Considera che fin da piccolo ho scritto canzoni e anche poesie. I libri che finora ho pubblicato, dal 2003 in poi, sono tutti dei saggi. E quello della saggistica è un territorio in cui mi muovo con una certa disinvoltura ed anche un certo piacere. Però devo ammettere che la voglia di scrivere romanzi è tanta. E difatti ho due progetti in programma. Quello di scrivere una Spy Story incentrata su un agente segreto italiano, un personaggio inventato da me che si chiama Marcello Ferri. E poi l’altro progetto di romanzo riguarda un ulteriore personaggio inventato da me, Leonardo Farina, una persona borghese e anaffettiva. Quest’ultimo sarà un romanzo più breve la cui trama ho già ben in mente.

Siamo arrivati alla fina di questo interessante dialogo. Voglio chiuderlo chiedendoti di lasciare un messaggio agli Italiani e a tutti quelli che stanno vivendo questo momento difficile di semi chiusura a causa della pandemia …

Guarda riflettevo proprio in questi giorni. Consiglio a tutti di rifugiarsi nell’arte, qualsiasi tipo di arte: la scrittura, l’arte figurativa, la pittura, la fumettistica, la musica, qualsiasi. Sia in quella che possiamo produrre noi stessi che quella prodotta da altri e di cui possiamo usufruire. Abbiamo la grande fortuna di vivere nel paese più bello del mondo. E a tal proposito cito una battuta che fanno spesso i newyorchesi, dicono: “Il mondo si divide in due categorie, gli italiani e quelli che vorrebbero essere italiani”. Questo è un motivo di vanto per noi, in qualche modo l’Italia è la fidanzata del mondo, tutti vorrebbero avere un rapporto con l’Italia che sia affettivo, sentimentale, morale, culturale. Io che ho avuto la fortuna di viaggiare molto, sia in Italia che all’estero, devo dire che il nostro paese ha qualcosa di forte e che non saprei nemmeno definire, che in altri luoghi non trovo. Rifugiarsi, in questo periodo nell’arte, la nostra arte italiana, è come fare una terapia a costo zero.

(di Andrea Auletta)


Con Michelangelo ci siamo incontrati all’inizio dell’estate scorsa e abbiamo registrato un video in cui parliamo dei Beatles. Ecco di seguito il video. Buona visione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *