arte | cultura | società

George Harrison: “Tutto può aspettare ma la ricerca di Dio no” – breve dialogo con Michelangelo Iossa.


“Tutto può aspettare ma la ricerca di Dio no. E neppure l’amore reciproco.”

Queste parole potrebbero essere pronunciate tranquillamente da un Prete o da un qualsiasi sacerdote di una qualsiasi religione d’amore. Difficilmente si pensa che possano appartenere ad una Rock Star. Ma George Harrison, l’ex. Beatle, di cui oggi ricorre il diciannovesimo anniversario della sua scomparsa, ha vissuto quasi tutta la sua esistenza (a partire dal 1968) alla ricerca della spiritualità, avvicinandosi profondamente alle filosofie Orientali. Fra le tante interviste e testimonianze dirette, a confermarlo, c’è anche il comunicato diffuso nel 2001 dalla famiglia di Harrison subito dopo il suo decesso: “Ha lasciato questo mondo come aveva vissuto, pensando a Dio”. 

George Harrison è stato definito dai mass media il “Beatle Quieto” o il “Beatle Tranquillo” a causa del carattere apparentemente timido e riservato. Anche il suo compagno di band, John Lennon, verso cui George nei primi anni ha nutrito una sorta di timore riverenziale per la differenza di età (di tre anni più giovane di John) e per la forte personalità di Lennon, lo ha considerato per molto tempo: “Un ragazzino taciturno con la chitarra”. Una chitarra che George maneggiava bene fin da bambino. Ed è grazie a questa sua bravura che, Paul McCarney, l’altro genio del quartetto, un giorno lo ha presentato a Lennon. L’audizione informale, secondo quanto hanno raccontato gli stessi protagonisti in più occasioni, avvenne su un Tram, e il responso, chiaramente, ebbe esito positivo: il piccolo e “taciturno” George fu arruolato come chitarrista solista nei “Quarryman“, la prima beat/band di quartiere fondata da John Lennon. Nessuno si sarebbe mai aspettato che quei ragazzini, ai quali poi in seguito si è unito il batterista Ringo Star, diventassero i musicisti più influenti della storia del rock, cioè: The Beatles

Ma di questo e di altro ne parliamo qui con uno dei maggiori esperti dei Beatles in Italia, Michelangelo Iossa. Ho già avuto modo di incontrare Michelangelo diverse volte ed è stato già ospite su Arte Insonne (leggi qui la sua precedente intervista). Con lui, ormai, ci sentiamo spesso e ogni volta ho da chiedergli qualcosa per sfamare la mia curiosità di appassionato dei “Fab Four”. E quindi, vogliamo ricordare insieme George Harrison, non solo come musicista ma anche come uomo dotato di un forte senso della spiritualità. Buona lettura. 


Michelangelo, per quale motivo George Harrison è definito il Quiet Beatle?

Sì, veniva chiamato così, il Quiet Beatle. Ma personalmente, nel mio libro “Le Canzoni di George Harrison“, l’ho definito “Il Mediano dei Beatles” perché, in un certo senso, nella band, faceva una vita da mediano. Nello specifico era definito il Beatle Tranquillo solo perché era meno vistoso di John e di Paul, ma di tranquillo, a mio parere, non aveva proprio nulla. Nel senso che possedeva uno spirito incredibilmente bello e a suo modo anche inquieto. 

A proposito di “spirito”, vorrei parlare qui con te della sua spiritualità… 

È colui che ha portato la spiritualità dei Beatles a un livello superiore. In un momento in cui avevano tutto, successo, soldi, auto, ville, donne, dischi in prima classifica, si accorgono che mancava qualcosa. E il primo a sentire questa mancanza, questa sensazione di vuoto interiore, devo dire, è stato John Lennon. A quel punto George Harrison comprende prima degli altri di cosa si tratta, individuando esattamente la motivazione di questa “mancanza”, cioè l’assenza di una dimensione spirituale. 

Dunque è per questo motivo che poi faranno i loro famosi viaggi in India?… 

A partire dal 1966, Harrison, è il primo dei quattro a trasferirsi in India. Lì impara a suonare il Sitar, uno strumento tipico della musica classica Indiana, prendendo lezioni dal Ravi Shankar, il più grande musicista e compositore di Sitar della storia tradizionale indiana. Da quel momento si susseguono una serie di suoi trasferimenti in India fino ad arrivare al 1968, quando si trasferiscono tutti e quattro i Beatles per alcuni mesi. Poi qualcuno se ne ritorna un po’ prima, come nel caso di Ringo Star che dovette rientrare a seguito di problemi dovuti ad allergie alimentari. Ma poi, progressivamente, rientrano anche Paul e John. L’ultimo a lasciare l’India fu proprio George. 

Nella musica dei Beatles, in tante canzoni scritte soprattutto da George, emerge chiaramente questa dimensione mistico/spirituale. Possiamo dire che il “mediano” George ha contribuito pesantemente all’evoluzione sonora dei Fab Four? … 

Sì, grazie a George nasce la struttura portante, l’architrave del “White Album“. È un evento importante quello della crescita spirituale dei Beatles che poi coincide anche con la crescita spirituale, antropologica, culturale e compositiva di George Harrison che, da lì a poco, scriverà tutte le sue canzoni più importanti quali: Taxman; While My Guitar Gently Weeps; I Want To Tell You. E poi continuando con l’album Abbey Road, dove inserirà altri suoi grandi successi: Something e Here Comes The Sun. Quindi comincia una sua ascesa non solo come musicista ma proprio come uomo.

Mi pare di capire che l’etichetta di “tranquillo” o quella di “quieto”, non è che sia proprio calzante con la sua personalità…

Guarda, la faccenda del “Quiet Beatle“, in realtà è una comodità. Già dai tempi di “A Hard Day’s Night” il loro Ufficio Marketing decise di affibbiare a ciascuno di loro una caratteristica. E quindi abbiamo: John il Cinico; Paul l’Estroverso, il comunicativo; George, appunto, il Tranquillo, ma anche il Pensatore; e Ringo il Jolly, il giocherellone. In effetti si tratta di semplificazioni che però funzionavano molto per i mass media. 

Va bene. È tutto molto più chiaro. Intanto ti ringrazio per la tua disponibilità a soddisfare le curiosità di chi legge. Noi, per adesso, ci fermiamo qui e ti auguro una buona serata.  

Figurati…  Una buona serata anche a te e alla prossima. 

(di Andrea Auletta) 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *