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canna di fucile, compasso d'oro

“Canna di Fucile” – Il Compasso d’Oro per l’architetto Michele Cuomo

– l’architetto Michele Cuomo –

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L’ADI Compasso d’Oro (International Award) sta al Design come il Leone d’Oro sta al Cinema. Uso questa “equazione” – ma potrei usarne altre simili – per dire che, il Compasso d’Oro è in assoluto il premio più antico e prestigioso al mondo che un designer possa ricevere.

Michele Cuomo, architetto partenopeo – precisamente di Torre Annunziata – è riuscito a vincere il Primo Premio Compasso d’Oro con un progetto di design davvero geniale, usando come materiale per la realizzazione della sua creazione la Pasta. Già, proprio quella di cui ci cibiamo quotidianamente. E sto parlando del suo progetto intitolato: Canna di Fucile.

Si tratta di una innovativa tipologia di pasta che per un periodo è stata messa anche in produzione dal pastificio Fratelli Setaro. Dunque ha progettato, per certi versi, contrariamente a quella che è da sempre l’ambizione di un architetto legato al senso di eternità, un oggetto avente il carattere dell’impermanenza e della trasitorietà.

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– La pasta Canna di Fucile –

Da architetto posso dire senza temere di essere smentito che davvero l’ambizione di chi fa questo mestiere è quasi sempre quella di lasciare nel mondo qualcosa che vinca il tempo. Difatti, un edificio, un monumento, una piazza, un quartiere (ma anche una sedia, un tavolo e così via) sono oggetti duraturi, costruiti con materiali – quali il cemento, l’acciaio, le pietre, il legno, le resine – destinati a sopravviverci. 

Ma Canna di Fucile non è soltanto il disegno di una pasta molto saporita, è soprattutto un ideazione intellettuale la cui genesi ha a che fare con profonde considerazioni storiche, antropologiche, culturali e ambientali. Ce lo racconta, di seguito, proprio il suo ideatore e progettista, l’architetto Michele Cuomo, con il quale ho avuto modo di parlare in diverse occasioni.

Buona lettura. 


Michele, sei vincitore al prestigioso premio Compasso d’Oro. Come è nata l’opportunità di parteciparvi?

Quella in cui ho vinto è stata un edizione particolare del Concorso, cioè la prima ad essere monotematica, dedicata al Food Design, poiché si rifaceva ad un precedente tema sviluppato all’Expo di Milano. Ed ha avuto anche una dimensione internazionale. Mi resi conto che il mio progetto, Canna di Fucile, realizzato nel 2011, poteva essere adatto per la partecipazione al concorso in quanto pienamente in tema. E in più sintetizzava concetti quali l’innovazione tecnologica, la valorizzazione del territorio, il design, la sostenibilità. E quindi ho partecipato con una riapertura dei termini come progettista. Poi, prima ancora di conoscere l’esito del Premio, il prodotto è stato mostrato a Milano nell’ottobre del 2015, attraverso un evento specifico per il Food Design, messo in campo dall’Ordine degli Architetti e a cui hanno preso parte anche altri progettisti. A Milano si è svolto pure uno show food, cucinando la pasta in esposizione, con enorme piacere degli Americani e dei Giapponesi. Io sapevo di essere stato selezionato al Premio Compasso D’Oro ma non credevo proprio di poter vincere. Successivamente, un paio di mesi dopo, nel mese di dicembre, sono stato convocato alla cerimonia del Compasso d’Oro e incredulo mi chiedevo il motivo di questo invito. Alla fine, durante la proclamazione, ho scoperto di aver vinto il primo premio. 

Quale è la genesi che ti ha portato alla creazione di Canna di Fucile?

l’idea mi è venuta nel 2011 mentre mi dedicavo al progetto di valorizzazione dell’area della Real Fabbrica di Torre Annunziata, nell’ambito di una ricerca più vasta denominata Beyond Pompei. Si trattava di valorizzare in quei territorio dell’Area Vesuviana tutto ciò che non fossero i famosi scavi archeologici di Pompei e di Ercolano, dando quindi una possibilità ai siti minori. Da lì mi è venuta l’idea di valorizzare, attraverso un progetto, tutta una serie di attività antiche (tornitori, fabbri, falegnami) legate alla filiera della produzione delle armi e anche della pasta. Quindi, la stessa tecnologia un tempo servita per la produzione di oggetti di morte l’ho impiegata per la realizzazione della pasta, Canna di Fucile, prodotto destinato invece alla vita, a sfamare le persone. 

Ma cosa ha di diverso Canna di Fucile rispetto ad altri simili prodotti alimentari? 

La diversità consiste nella maggiore porosità della pasta che assorbe meglio il condimento e ne esalta il sapore. E ho compreso che l’unico modo per ottenere questa porosità era quello di stressare il materiale. Quindi ho convinto il Pastificio Setaro a realizzare questo tipo di pasta con una rigatura interna elicoidale considerata impossibile da fare ma ci siamo riusciti. 

Ciò che è interessante di questa storia è che tu, un architetto, ti sei approcciato ad un materiale inconsueto, quello della pasta, e che non è destinato a durare nei secoli. Solitamente noi architetti tendiamo a voler realizzare prodotti duraturi nel tempo, immortali… 

Il realtà l’approccio con un materiale molle come la pasta ci consente anche di mettere in campo le teorie della tecnica delle costruzioni, considerando la sua elasticità e la capacità di memoria del materiale stesso. Ciò che dici, comunque, è vero, noi architetti siamo portati a voler realizzare opere che siano permanenti. Ma abbiamo dimenticato che da sempre ci siamo occupati anche della progettazione e della realizzazione di opere temporanee. Ad esempio penso alle opere di allestimento, alle macchine da festa o ai vecchi teatri che venivano realizzati in legno, soprattutto dopo l’epoca romana, pur essendo opere molto complesse. In sintesi, quindi, siamo abituati a realizzare cose che durano poco e che non sono eterne, come le Expo che dopo l’evento vengono smontate e dismesse. Nonostante tutto restano comunque delle vere e proprie opere architettoniche. Il confronto con il tempo è un aspetto molto relativo. È anche vero il contrario, però, cioè che opere come la Torre Eiffel, nate per essere temporanee, sono poi rimaste in vita per sempre. Nell’ambito del design edibile, tuttavia, l’utilizzo del prodotto coincide con la sua scomparsa. L’eternità è davvero relativa. 

Voglio farti un ultima domanda. C’è qualche altra tua opera di architettura, fra virgolette “eterna”, a cui sei particolarmente affezionato?… 

Sì. Sono particolarmente legato ad alcuni progetti che ho realizzato negli anni ottanta e novanta, e dove la mia ricerca si fermava proprio al progetto, all’architettura disegnata e non alla sua realizzazione. Uno di questi è quello per la partecipazione alla Biennale del 1985, con il tema “I Castelli di Giulietta e Romeo”; l’altro è la partecipazione al concorso “21 Progetti per Napoli”. Credo che, in un certo senso e paradossalmente, la realizzazione del progetto sia il suo simulacro, cioè la morte stessa dell’idea creativa.  

Grazie Michele per il tempo che ci hai dedicato, ti saluto cordialmente. Voglio poi ricordare ai lettori che è possibile seguire il nostro blog e ciò che facciamo anche attraverso la Pagina Facebook Arte Insonne. Oppure iscrivendosi al nostro Gruppo Facebook. Di nuovo, buona giornata. 

Grazie a te. A presto. 

(© Andrea Auletta)

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